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Il mondo immaginifico di Luca Candidi è apparentemente semplice, di fatto complesso.

I suoi paesaggi sono costituiti da elementi che, come cellule di un organismo, si rapportano reciprocamente secondo le leggi genitrici immutabili, che si muovono in direzioni necessarie. Ogni trattino della sua tecnica divisionista- che induce a mescolare i colori direttamente sulla retina, come facevano, in particolare i puntillisti francesi-è collocato in un punto preciso, che può essere solo quello, in quanto ogni singolo pigmento si rapporta agli altri pigmenti-cellule, adiacenti in modo necessario, irreversibile, assoluto, ai fini del “funzionamento” ottico-atmosferico-tattile-emozionale dell’immagine presso il riguardante.

In tal senso il concetto di reale, quasi iperreale, dei paesaggi declinati nella lingua candidiana-i campi, gli alberi, il fieno, le marine, i monti, gli orizzonti-si caricano di una dimensione sospesa, irreale, metafisica, surreale e l’uomo qualunque, pur riconoscendo- in quell’erba, in quei fiori, onde, monti, cieli- i lemmi di una lingua a lui familiare, di cui crede di conoscere i codici di lettura, avverte che quelle cose reali di per sé- talvolta riconoscibili persino nella topologia locale- rifuggono da quel reale, catturano per portare altrove, in luoghi altri, verso eterotipie sconosciute all’uomo, inaccessibili a lui e forse  invivibili per lui; paesaggi sconosciuti, o ancora da esplorare, o già vissuti e dimenticati, perché appartenenti a un Eden che l’Uomo non ha saputo riconoscere e conservare.

Allora l’artista si erge ad ammonirci: quei paesaggi, che non di questo mondo umano, si caricano di valenze simboliche che ci portano in luoghi altri, incontaminati, armoniosi, lirici, ormai irrecuperabili, per l’Uomo odierno. Il monito salvifico dell’artista si carica di una valenza universale: chiama l’Uomo alla salvaguardia della Natura, prima che questa ci sovrasti irrimediabilmente.

 

 

                                                                                               

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Luca Candidi è un artista dotato di straordinaria sensibilità; egli percepisce la realtà e la rappresenta con maestria utilizzando la tecnica dell'olio e del pastello, ispirandosi alla grande pittura di Turner, Constable e degli Impressionisti.

Tra i generi più amati da Candidi ed anche più congeniali all'artista risulta il Paesaggio, esso viene interpretato in modo sublime: il fruitore viene letteralmente stregato dalla bellezza della "Natura Candidiana" che ammalia e magnetizza lo sguardo. L'artista, infatti, possiede una grande padronanza del medium pittorico, ponendo il proprio

interesse sullo studio attento della luce e della percezione ritmica dei colori, giungendo alla scelta di realizzare gli sfondi dei propri paesaggi con pennellate molto acquose che ricordano, nella loro straordinaria fluidità, le stampe Ukiyo-e del giapponese Katsushika Hokusai; nei primi piani, invece, Candidi cambia e distribuisce sapientemente il colore con la tecnica del "Pointillisme", riveduto in senso materico, col risultato di una combinazione tecnica che emana allo stesso tempo tranquillità e grande energia.

Nelle opere di Candidi la natura è protagonista di una visione intimistica, dettata dalla scelta, da parte dell'autore, di non rappresentare l'uomo, al fine di non perturbare la quiete  che si percepisce in queste vedute, le quali vengono irrorate da una luce palpitante e diffusa, intessuta da un senso di sospensione, di attesa misteriosa...

 

 

                                                                                               

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Solo la conoscenza profonda e quotidiana di chi, come Luca Candidi s’immerge nella natura, che sceglie con cura e profondo rispetto di rappresentare, permette la resa di una pittura capace di destare emozioni.

L’artista coglie paesaggi e luoghi del nostro patrimonio ormai troppo spesso straziato e maltrattato e nel suo ruolo di pittore, mostrando un interesse per l’interpretazione della realtà, mediato dal desiderio di restituire un’atmosfera romantica, fa della natura viva, la protagonista assoluta delle sue opere.

 

Come è noto, è la luce che permette la restituzione del dato reale poiché è la sorgente luminosa che determina in noi la percezione dei colori, che possono apparire così più scuri o più chiari o alterati in relazione alla quantità di luce che colpisce un oggetto, un fiore, un albero..

Per creare quindi, attraverso una stesura pittorica corposa e luminosa, paesaggi in maniera realistica non è sufficiente aver acquisito capacità tecniche nell’accostamento dei colori conoscendone le loro proprietà, è necessario anche avere cognizione delle regole del contrasto e dell’irradiazione della luce, e sperimentarne le infinite possibilità: così Luca Candidi studia la sua tavolozza che rappresenta in nuce l’impianto coloristico dell’opera finita, in un impasto di colori forte e sapientemente curato.

La dimensione naturalistica è recuperata e indagata quindi attraverso il colore che rende possibile la resa del reale di un paesaggio protagonista indiscusso della pellicola pittorica, sia attraverso la cura del dettaglio che dell’atmosfera.

Se la visione a distanza delle opere di Candidi restituisce la totalità della porzione di natura rappresentata, è avvicinandosi al quadro che si può scorgere diversi elementi pittorici.

Lo sfondo si presenta infatti con una stesura più uniforme, omogenea ed evanescente, il primo piano mostra invece dettagli che definiscono ogni singolo elemento naturale, attraverso pennellate corpose, ben visibili e studiate, dove ogni colore è scelto per una precisa rispondenza visiva, che, “lasciando intendere”, restituisce la visione d’insieme: tutto questo è attivato dal sistema percettivo umano che, in maniera immediata coglie dall’esperienza empirica la rappresentazione, oggettivandola. Ma la lettura percettiva dell’opera non è sufficiente a restituire la sua complessità, esiste un secondo livello, più propriamente intellettivo riferito alla capacità e all’intelligenza dell’artista di farsi indagatore della realtà e attraverso la sua pittura e le sue scelte, restituire l’essenza propria della rappresentazione, affinando la pratica pittorica e le sue capacità tecniche che ne definiscono l’originalità.

Procede quindi per contrasti, tra la terra e il cielo: questa è caratteristica propria del suo stile in cui mostra di saper unire insieme realtà e armonia, sfondi eterei e primi piani densi, ma che nel suo insieme sono capaci di restituire atmosfere romantiche e poetiche ma anche corpose in cui il vento, l’aria, il sole sembrano agire, far vivere e dare movimento alla bidimensionalità immobile dell’opera pittorica.

 

Predilige paesaggi campestri, dove si può notare sovente l’utilizzo di un’impostazione di tipo olandese, lasciando infatti molto spazio alla porzione di cielo che è reso con una stesura più liscia e luminosa, spesso prediligendo la luce diurna; lo spazio di terra invece, che coincide con il primo piano, frequentemente è corredato da alberi o da fieno, che diventano veri soggetti protagonisti, resi invece con una pennellata più vigorosa, spessa e incrociata.

Sceglie un preciso momento della giornata e più spesso una precisa occasione metereologica, difficilmente, come detto, ci troviamo in occasioni di tempesta, piuttosto invece predilige cieli aperti e limpidi capaci di far risplendere le infinite sfumature mutevoli che il cielo può offrirci. Ricordo in tal senso come Constable (che era “innamorato delle nuvole”) ritenesse il cielo uno degli elementi più difficili da rappresentare ma tra i più importanti; così per Luca Candidi nulla è lasciato al caso, anzi ogni elemento naturale è reale, vivo e frutto di impressioni visive ben delineate e studiate.

La luce dei pittori inglesi, di cui ho già citato il riferimento a Constable, agisce sulla sperimentazione Candidiana, così come il rigore compositivo tipicamente inglese, agisce nello studio di Candidi, che muove in favore di una composizione che sembra casuale ma che in realtà è frutto di una riflessione profonda, compiuta a seguito della scelta di un’impressione “en plein air”.

L’impostazione cinematografica della sua formazione lo rende regista delle sue opere, di cui ne è anche sceneggiatore; desidera incorniciare i suoi paesaggi entro un’inquadratura che definisce il momento espresso.

La sua regia è capace di restituire il racconto della natura e del paesaggio che in realtà non è statico ma è mutevole. Già Monet, uno dei maestri preferiti da Candidi, diceva: “Tutto cambia, anche la pietra”, muta infatti la luce, il punto di vista, il fluttuare dell’aria; per questo motivo Luca Candidi, in questo senso pienamente in linea con il metodo impressionista a cui egli si sente consonante, produce delle vere e proprie “serie”, riproponendo gli stessi oggetti della natura, talvolta, gli stessi luoghi, le stesse strade. Uno dei soggetti che più rappresenta è il fieno: come è noto, anche Monet era solito rappresentare scene simili (i suoi famosi “covoni”) oggetto elaborato in maniera “seriale”, ma la tecnica di Luca Candidi restituisce tale soggetto in maniera completamente diversa, poiché il tocco del pennello di Candidi, più vicino ad un uso divisionista, restituisce bene ogni singolo filo d’erba d’oro essiccato: questo elemento naturale è quindi un motivo privilegiato per lo studio della luce e soprattutto per mettere a punto la tecnica di giustapposizione del colore restituito attraverso numerose pennellate a tocco e a rilievo, capaci di dare un effetto d’insieme di grande livello.

L’impressionismo agisce quindi sull’arte di Luca Candidi nell’immediatezza della restituzione del luogo e dell’attimo colto, nella serialità e nella marcata dimostrazione d’interesse per luoghi scelti e impressionisticamente colti in loco e riportati in pittura, ma la tecnica non è quella fatta di pennellate brevi e veloci ad esempio in uso da Monet, qui, come detto, tutto è maturato e frutto di precise riflessioni dell’artista.

 

Per quanto riguarda invece le marine, Candidi è riuscito attraverso il suo personalissimo uso del pennello piccolo con tocchi verticali o diagonali, a restituire anche l’acqua, per la quale predilige lo studio dell’infrangersi delle onde che gli permette di studiare le infinite sfumature e il non facile effetto di schiuma, che la corposità del colore e la sua densità, solo in mano ad un sapiente artista, diventa strumento di qualità: egli infatti mette alla prova le sue stesse capacità di pittore, infrangendo, come le sue onde sugli scogli, le difficoltà della resa di alcuni soggetti, senza mai mutare il livello di base del suo ductus che non si modifica bensì sperimenta, ricerca, matura lavorando e producendo con metodo e con desiderio di crescita artistica.

 

Alberi, acqua, fili d’erba, fieno, strade.. impressioni visive che diventano occasioni pittoriche capaci di emozionare il pittore che riporta tale passione per l’arte e lo studio sul paesaggio in colori e atmosfere che romanticamente catturano lo sguardo di colui che, osservandole, sente di poterle vivere, circondandosi di una natura incontaminata che non vuole e non deve essere dimenticata, ma anzi vive negli occhi del pittore, nei suoi pennelli, nei suoi colori e infine negli occhi di chi se ne emoziona…    

                 

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Intervista a Luca Candidi

Nella vita di tutti i giorni svolge la professione di disegnatore di cartoni animati, nel privato, Luca Candidi dipinge quadri di straordinaria bellezza dove il paesaggio della Sabina, e non solo, diventa la sua musa ispiratrice. “Quando ero poco più che un ventenne” racconta il pittore trentanovenne originario di Villalba di Guidonia (oggi vive a Palombara Sabina) “mi regalai una scatola di colori ad olio”. Da quel momento Candidi inizia la produzione di quadri che contraddistinguono la sua bravura e la sua completezza. Apprende la tecnica pittorica da autodidatta; inizialmente il suo “maestro di scuola” diventa il Caravaggio con i suoi sfondi scuri e il gioco di contrasto che crea tra luce e ombra, fino alla scoperta degli Impressionisti che segnano definitivamente il percorso artistico del nostro conterraneo. E’ l’arte pittorica di Monet, Pisarro, Constable che rapisce e cattura l’animo artistico di Luca Candidi nel quale riesce a trovare la sua dimensione e il suo equilibrio.

Il trasferimento dalla pianeggiante Villalba alla ripida Palombara influisce sul punto di vista scenico dell’artista. Nelle sue tele le montagne facevano da sfondo, chiudevano il quadro, “il punto di fuga”come racconta il pittore “era basso”. Da Palombara la “natura candidiana”, così la definisce Doriano Gioia, noto storico dell’arte, il paesaggio sembra liberarsi in spazi infiniti, energici e nello stesso momento regalano un senso di pace e tranquillità. I personaggi che danno vita alle sue tele sono attori naturali: strade campestri, alberi, montagne, ruderi, balle di fieno (ispiratosi ai covoni di Monet), paesaggi sterminati, creati con la tecnica a punta di pennello che dà il senso di un lavoro sentito, vissuto e costruito nei minimi dettagli. La natura è l’incontrastabile regina dei quadri di Candidi, dove non c’è nessun riferimento antropologico, nessuna traccia dell’uomo, come se il tutto venga alla luce senza l’aiuto della mano umana.

La grandezza di questo artista la si riconosce anche dalla maestosa rappresentazione del mare, rievocazione delle nostre marine laziali e italiane, che con il suo eterno movimento, l’onda, a volte imponente e a volte lieve, sotto un cielo turbolento va scontrarsi sempre con un elemento altrettanto naturale e non umano, come una roccia, la sabbia o cespugli d’erba.

Nel suo studio artistico situato nel cuore del centro storico di Palombara, Candidi in collaborazione con l’Associazione Culturale “Il Castello”, impartisce corsi di pittura dove i partecipanti sono, purtroppo e ancora, gente adulta e lo stesso artista confida e spera in un avvicinamento da parte del mondo giovanile, non solo di Palombara, al mondo sconfinato e sublime dell’arte pittorica.

                                                                                               

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La pittura di Luca Candidi abbraccia spazi immensi, dove spiccano i colori limpidi e forti dei suoi paesaggi, le linee e i percorsi che solcano la natura e vanno a fondersi nel cuore delle cose da lui rappresentate per penetrarle con rigore e romanticismo, elementi che vanno a formare il suo percorso artistico e umano.  

                                                                                                                                          

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   Luca Candidi e i suoi pastelli.

Luca Candidi è un artista molto raffinato, in grado di esprimersi liberamente sia con la tecnica dell’olio, sia con quella del pastello. Nell’ammirare le sue recenti opere, realizzate col pastello su supporto cartaceo, il fruitore è incantato dalla liricità che l’artista è riuscito ad esprimere con i suoi ”Monotoni”: visioni naturalistiche monocromatiche, che hanno il potere di emozionare, offrendo una visione del paesaggio laziale davvero inusuale.

 

I lavori di Candidi sono dotati di un impianto disegnativo molto equilibrato, le linee risultano non tracciate, ma create dal fluido incontro di diverse campiture di colore che, liquidamente, colano e si fondono sulla superficie liscia del foglio. Vasti cieli sovrastano un orizzonte basso, con una vegetazione evidenziata; tutto è irrorato e pigmentato da una luce flebile, resa con quel singolo colore che, virato in infinite interpretazioni, diventa pura poesia.

 

La “Natura Candidiana”, in questo ciclo di opere, risulta ammantata e protetta da un’atmosfera salvica, quasi sacrale, capace di allontanare tutto ciò che risulta volgare. Luca Candidi dipinge l’aria: le sue immagini, quasi evanescenti, sospese e senza tempo, testimoniano come il colore si muove nella luce.

L’artista, in grado di creare mondi, in questo caso ci offre un’alternativa alla nostra realtà, realizzando una fuga verso una natura incontaminata, un mondo ideale dove l’uomo contemporaneo amerebbe, alcune volte, rifugiarsi…

 

 

                                                                                               

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Guidonia – È un autunno caldo di appuntamenti quello che sta caratterizzando l’attività artistica de “La Stanza dell’Arte” (sita in via Roma, n°67). Questa settimana ad occupare con le sue creazione il piccolo ma accogliente spazio espositivo, è la mostra personale del pittore tiburtino Luca Candidi. L’inaugurazione è prevista per la serata di sabato 17 ottobre alle ore 18.00 e l’intera collezione del pittore, appositamente creata per l’occasione, sarà visitabile fino a lunedì 26 ottobre.

Organizzata dalla pittrice Augusta Stazi, questa mostra è stata pensata appositamente per far conoscere al pubblico appassionato e non del settore, anche l’altro aspetto delle capacità espressive di questo talento. Dopo le mostre dedicate all’olio, questa predilige quadri creati appositamente per l’evento, con l’uso sapiente del pastello. Non a caso è il titolo dell’evento ad indirizzare il pubblico verso questa tecnica prediletta, insieme all’olio, per dipingere e inglobare scorci paesaggistici del territorio con una maestria e accortezza nel dettaglio note solo al tempo dei grandi pittori dell’Impressionismo. Il quadro d’insieme permette all’osservatore di sentirsi direttamente immerso in un qualcosa di irreale che è all’interno della cornice e che racchiude però, un segmento di realtà.

Lo storico d’arte Doriano Gioia afferma che “nell’ammirare le sue recenti opere realizzate con il pastello su supporto cartaceo, il fruitore è incantato dalla liricità che l’artista è riuscito ad esprimere con i sui Monotoni, vale a dire delle visioni naturalistiche monocromatiche che hanno il potere di emozionare, offrendo una visione del paesaggio laziale davvero inusuale. La Natura Candidiana, in questo ciclo di opere, risulta ammantata e protetta da un’atmosfera salvica, quasi sacrale, capace di allontanare tutto ciò che risulta volgare”.

Due i colori utilizzati – l’arancio, caldo e il verde, più freddo – che a colpo d’occhio, suddividono la sequenza delle opere in due schieramenti. Dividono anche in due le preferenze del pubblico che può districarsi in diversi soggetti, sempre paesaggistici e non sempre colorati con tonalità reali. Qui la genialità del maestro che lascia al proprio spettatore la possibilità di lasciarsi andare alle emozioni e di scegliere la propria preferenza. Gli scorci incorniciati sembrano dei veri e propri scatti fotografici in cui è possibile cogliere il momento preciso in cui è avvenuto il fotogramma.

Per chi poi volesse saperne di più di quest’autore, può visitare anche le opere realizzate con la tecnica ad olio, affisse presso lo “Studio d’Arte 2c” (via G. Montelucci, n°7) della pittrice Claudia Cecconi. In questo luogo è ravvisabile l’intensità dei colori che la tecnica garantisce e che rende davvero reali i paesaggi del territorio raffigurati. È come se si fosse davanti a un davanzale della finestra e si guardasse al di fuori: la sensazione è quella di trovarsi direttamente immersi nel quadro, protagonisti assieme al pittore, dello stesso momento creativo che lo ha ispirato. Seguendo tutte e due i percorsi si può avere una visuale quasi completa dell’arte di questo maestro. Sicuramente chiunque può denotare l’obiettivo che si prefigge di raggiungere ogni qualvolta decide di esprimersi attraverso il ricorso di una tela. Un’occasione imperdibile quella di visitare questa kermesse di straordinaria capacità espressiva e di dare un’ulteriore opportunità di far conoscere eccellenti personalità in un territorio ancora troppo chiuso verso la nobile Arte.

                                                                                               

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Luca Candidi, bravo pittore, interprete di una realtà viva e piena di atmosfere, talvolta languide e quasi surreali, altre volte cariche di luminosità da far sentire lo scenario che si presenta agli occhi dell’osservatore, come una scena tangibile in cui immergersi, in cui correre a piedi nudi, calpestando una natura amica e rassicurante.

L’artista modestamente dice:-“…I miei quadri sono semplicemente paesaggi…”- ; quasi a non rendersi conto che in effetti, i suoi paesaggi invece sono luoghi carichi di significati quasi simbolici, testimonianze di un mondo da guardare con più attenzione, con maggiore cura e rispetto; sembrano esserci presenze, celate dietro una siepe o in un campo di grano o dentro uno scoglio spruzzato dal mare, che gridano al riguardante il valore del loro esistere. Un tempo la pittura era documento dei tempi in cui l’artista viveva, testimonianze di vita reale ed ancor oggi restano ad illustrare il tempo passato. In questo mondo pieno di mezzi che possono sostituirsi al pittore, quale narratore attendibile, possono sembrare obsoleti i quadri di Luca Candidi? Assolutamente no! Luca sa cogliere nella realtà ciò che sfugge ad un obiettivo attento, riesce a fermare con le sue piccole pennellate l’essenza stessa delle cose che rappresenta, come se ogni tocco fosse una cellula vivente, un seme capace di generare vita e riprodurre ciò che invece sembra stare per scomparire, la naturalezza del creato. I covoni di grano son riprodotti come monoliti, presenze vive e rassicuranti; i papaveri come esseri  umani carichi di vita; le marine in movimento, come sostanza in grado di rigenerarsi, al di là degli abusi umani.

Ancora Luca dice:-“…Mi meraviglio come gli altri riescano a cogliere ed intuire cose che a volte non sono volute, ma forse risultano a lavoro terminato…”- E’ qui la bravura di un artista, attraverso l’abilità di una mano che sa mettere ogni tocco al posto giusto, riuscire ad essere canale di trasmissione ed, emozionando, comunicare l’essenza stessa della realtà oggettiva, senza forzatura ma con la naturalezza delle cose vere; è in questo caso che l’artista diventa taumaturgo per umanità; quando cioè pur essendo protagonista, diventa canale e trasformatore per propagare messaggi di bene e armonia, capaci di guarire il mondo.

                                                                                                                                          

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